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La notizia era già stata messa in circolazione ma ora finalmente ne abbiamo la certezza: da OpenOffice.org è nato un fork che in futuro potrebbe evolversi a tal punto da diventare anche più valido ed efficiente. LibreOffice, questo il nome del software figlio degli stessi sviluppatori Oracle, nasce dal genio del gruppo chiamato The Document Foundation che si è formato con il preciso scopo di portare avanti il progetto. Oracle, in seguito all’acquisizione di Sun, era stata invitata a unirsi alla nuova comunità e a donarle il marchio ma evidentemente l’azienda aveva progetti ben diversi e la trattativa non è andata di certo a buon fine.
A differenza dei proprietari di OpenOffice.org, LibreOffice gode dei consensi ricevuti da Google, Ubuntu, GNOME, Red Hat e Richard Stallman. Ma l’azienda ha comunicato, tramite un articolo su ComputerWorld, che vista la grande diffusione del marchio tra gli utenti il software sia uno tra i più evoluti del mercato e chi lo volesse può contribuire liberamente secondo la filosofia open source.
Questo nuovo fork sembra essere già ben avviato e si parla già di un possibile inserimento in Ubuntu 11.04, anche se secondo molti presenta ancora dei difetti rispetto al programma padre. Staremo a vedere se l’allievo supererà il maestro e lo sostituirà definitivamente, visto che ormai Oracle sembra perdere colpi.
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Dopo l’annuncio della volontà di volersi separare da Arch Linux il cui asso nella manica era la pacchettizzazione di KDE, il team di Chakra ha lavorato ad una nuova versione della distro che, nonostante conservi la semplicità tipica del suo ispiratore, si discosti da esso per formare una base del tutto nuova. Così è nata la versione 0.2.2 della distribuzione Chakra, installabile tramite un LiveCD, che contiene novità e migliorie varie.
Numerosi sono i pacchetti che si sono aggiunti a quelli già presenti (Gwenview, Juk, Kget, Ksnapshot) che aumentano le possibilità di azione senza installare alcunchè. I caratteri Microsoft sono finalmente spariti e la procedura di installazione è stata ritoccata, risolvendo molti bug e inserendo nuovi script, come quello che controlla se c’è il bisogno di installare driver proprietari inclusi nella distro.
Dato che l’ambiente desktop KDE riscontra non pochi problemi se accostato a driver ATI e Intel, il team di sviluppatori ha deciso di lasciare intatto il parco software (che è ancora alla versione 4.4.5). Questa scelta è stata dettata da motivi di stabilità, a discapito dell’aggiornamento dei software (questa è una delle maggiori differenze con la politica che ha adottato Arch Linux).
Un’attenzione particolare è stata rivolta alla pulizia dei backend e in generale dei codici, oltre al rinnovamento dell’interfaccia grafica di molte applicazioni tipiche di Chakra. A parte un piccolo bug riguardante il funzionamento della password di root (che verrà comunque risolto al più presto) non ci sono problemi noti.
Ottenere questa distro è facilissimo: chi possiede già una versione precedente può tranquillamente effettuare un aggiornamento mentre chi volesse provarla per la prima volta non deve far altro che recarsi sul sito e scaricare la ISO.
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Le idee elaborate dal team Google sono quasi sempre geniali e di successo, ma a volte non possono essere applicate anche dai normali esseri umani. È il caso di Liquid Galaxy, un modo tutto nuovo di utilizzare Google Earth, sicuramente affascinante ma altrettanto sicuramente costoso e ingombrante.
Ma partiamo da alfa: cos’è Liquid Galaxy? Si tratta di un sistema di 8 server collegati ad altrettanti monitor disposti ad anello e a un joystick 3D digitale che si può usare per spostarsi. Mettendo a punto questo sistema si forma una specie di cabina di pilotaggio che rischia di trasformare la vostra casa in un’astronave da Star Trek.
Le potenzialità di Google Earth sono davvero incredibili. Avremo la sensazione di viaggiare con un aereo in grado di passare da una parte all’altra del mondo in circa 5 secondi e potremo esplorare ogni angolo più nascosto del nostro pianeta (ma anche Marte e la Luna), compresi i fondali marini. Certo, questa non è una novità, ma vivere quest’esperienza circondati da schermi che permettono una visuale più ampia e da più angolazioni non è esattamente la stessa cosa.
La notizia sta nel fatto che questo sistema è stato reso da Google totalmente libero, quindi open source. Le potenzialità di Liquid Galaxy sono mostrate in questo video.
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Mentre Apple, HTC, Google, BlackBerry e tutti gli altri produttori di smartphones si danno feroce battaglia nel tentativo di conquistare il mercato, sembra che un nuovo concorrente potrebbe presto unirsi agli altri grandi nomi. Stiamo parlando di Mozilla, celebre azienda sviluppatrice di Firefox, uno dei browser più diffusi.
L’entrata in scena con molta probabilità verrà fatta con una presentazione ufficiale di Seabird, il primo smartphone targato Mozilla. Finora di questo prodotto nuovo di zecca si conosce solo il concept, a cura di Billy May, che pare essere uscito da un film di fantascienza.
Eppure è tutto vero, a parte il sistema operativo (che pare essere Android di Google), a lasciarci positivamente stupiti sono le componenti fisiche del prodotto. La cosa che salta subito all’occhio è la dimensione del display, che occupa completamente la facciata frontale del telefono, senza lasciare il minimo spazio ad alcuna cornice o bordo. Sulla parte posteriore è incorporato un’auricolare Bluetooth che è possibile estrarre ed usare anche come fosse un puntatore wireless. Se il dispositivo viene posato su un tavolo possiamo attivare i proiettori posti ai lati dello smartphone per poter utilizzare una sorta di tastiera virtuale. Infine, con una dockstation, si possono proiettare i contenuti visualizzati sul display su un altro schermo.
Per ora non siamo in grado di dirvi altro, anche perchè è ancora presto per conoscere le possibili strategie di commercializzazione che Mozilla intende attuare, ma la comunità ha intenzione di portare avanti lo sviluppo di dispositivi mobili. Chissà quanto dovremo aspettare prima di vedere Mozilla Seabird nei negozi. Per ora vi lasciamo con questo video.
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Dal 30 settembre al primo di ottobre si è svolto l’Open World Forum nella capitale francese. Il motto è chiaro e semplice: “Open is the future: Open Innovation, Open Enterprise, Open Society”. Si tratta di una serie di 40 incontri sui software open source, dedicati ai programmi modificabili liberamente e privi di diritti, brevetti e (quasi sempre) costo. Esperti provenienti da ogni parte del mondo e rappresentanti di aziende che hanno abbracciato la causa dell’open source si sono riuniti per due giorni facendo il punto della situazione e scambiandosi idee per il futuro.
Nelle passate edizioni sono stati circa 1500 i partecipanti che hanno presieduto agli incontri. Per quanto riguarda quest’anno, ci sono stati pochi politici e molti tecnici ed esponenti delle varie comunità che si sono formate nel campo dell’open source.
Grazie anche alla crisi finanziaria, l’open source ha ripreso vigore con i tagli adottati dalle aziende che hanno portato il sistema operativo Linux anche sui netbook e sugli smarphones (con il sistema Android). Ciò ha permesso agli sviluppatori di tirare un sospiro di sollievo e di riprendere a lavorare con maggiore entusiasmo.
La manifestazione ha illustrato i risultati del progetto, che presenta grandi successi ma che non impedisce lo svilupparsi di una certa preoccupazione, data la diffusione di altri sistemi chiusi. Come se non bastasse, anche gli enti pubblici stringono alleanza con i software proprietari.
Staremo a vedere come si evolverà il mercato dei software ma possiamo star certi che gli sviluppatori non si fermeranno per così poco.
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Le distribuzioni di Linux, il famoso sistema operativo open source, sono molte e tra le tante ci sono alcuni nomi che si distinguono dagli altri. Ma cosa c’è di diverso in una distro rispetto alle altre? A primo impatto la risposta più ovvia sarebbe “l’interfaccia grafica”, il che non sarebbe sbagliato ma ci sono differenze molto più importanti. Ad esempio si potrebbero guardare i programmi preinstallati: non sono sempre gli stessi, alcune distro prediligono certi software e altre distro optano per soluzioni diverse. Poi ci sono altre differenze meno visibili, come l’ambiente desktop utilizzato. In sostanza, possiamo affermare che le varie distro si adattano molto bene agli usi e ai gusti di chi le sceglie (chi pretende dalla propria macchina delle prestazioni elevate o possiede un pc un po’ vecchiotto opterà per una distro molto leggera e veloce, al contrario chi fa della qualità una priorità assoluta sceglierà una distro un più sofisticata).
Passiamo ora a farvi un elenco delle principali distribuzioni:
Ubuntu: la distro più utilizzata da chi vuole un sistema operativo che mischia perfettamente facilità di utilizzo e alte prestazioni su pc desktop. È basata su Debian e viene aggiornata ogni sei mesi. Vi sono molte varianti, ognuna con caratteristiche diverse.
Fedora: consigliata per qualunque uso si faccia della propria macchina, sia per lavorare in ambiente server sia per poter sfruttare le sue caratteristiche user-friendly.
openSUSE: probabilmente la miglior piattaforma per hacker Linux e programmatori. Non è basata su uno specifico ambiente desktop.
Mandriva Linux: ex Mandrake. Si tratta di una distro GNU/Linux votata alla semplicità di installazione e per questo motivo è da raccomandare a chi non ha confidenza con il sistema operativo libero. Il sistema mette a disposizione molte procedure guidate che eviteranno ai meno esperti di sbagliare
Slackware: distro raffinata, snella e molto stabile. Molti programmi sono tagliati fuori da questa versione e sicuramente non è una scelta che fa aumentare la sua facilità d’uso. Consigliato a chi interessa imparare a gestire Linux nella sua forma più originale.
Gentoo Linux: sistema operativo famoso per la sua grande capacità di personalizzazione. Questa sua caratteristica è dovuta al fatto che la sua gestione dei pacchetti permette di compilare partendo dal codice sorgente.
Come potete vedere, ce n’è per tutti i gusti. Un consiglio: se dovete passare a Linux scegliete attentamente la distro che fa maggiormente al caso vostro!
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Quando si passa da Windows a Linux i primi dubbi non tardano ad arrivare. Ci si chiede se il nuovo sistema operativo supporti tutte le nostre periferiche ma soprattutto ci si chiede come poter ovviare alla mancanza di alternative open source ai programmi che girano solo su Windows. La soluzione è molto semplice: basta ricorrere a Wine.
Non si tratta di un emulatore (Wine Is Not an Emulator, come ci ricorda l’acronimo) ma di un programma che utilizza le Windows API e ci permette così di avviare i software di Windows su tutti i sistemi operativi basati su Unix. Wine è un software totalmente libero e non richiede l’installazione del sistema operativo targato Microsoft. In realtà sono molto pochi i casi in cui vengono usate le librerie di Windows: Wine è composto interamente da codice che con quello di Microsoft non ha niente a che vedere.
Utilizzare Wine significa sfruttare la stabilità e la leggerezza di Linux senza rinunciare alle caratteristiche performanti di cui godono i maggiori programmi di uso commerciale. Grazie ai potenti script di Linux, il programma è in grado di lanciare applicazioni Windows anche in maniera remota (quindi anche se il client è molto distante da noi). È sufficiente un solo sistema server con Linux per poter accedere da qualsiasi terminale.
Che cosa state aspettando? Scaricate subito questo fantastico software open source e provate ad installare i programmi Windows a cui siete rimasti affezionati!
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Cambiare sistema operativo e passare da Windows a Linux non è sempre così facile come alcuni potrebbero pensare. Oltre a doversi abituare ad un ambiente del tutto nuovo, l’utente deve anche trovare un sostituto per ogni software che normalmente usava in altro ambiente e quasi sempre questa operazione risulta assai difficoltosa. L’utilizzatore non riesce a trovare delle alternative open source e il pensiero di passare a Linux viene messo al bando. Eppure i programmi ci sono, basta solo conoscerli! Oggi vi proponiamo una serie di alternative ai programmi più usati in Windows da poter installare nella vostra distro Linux.
Audacity: potente editor di file audio, in grado di applicare effetti e di registrare da zero. Può sostituire Sony Sound Forge e GoldWave.
Blender: software di grafica 3D. Davvero molto valido, oltre ad essere leggero e veloce. È un’alternativa a 3D Studio Max.
Xpdf: per leggere i file pdf. La differenza con Adobe Acrobat Reader? Questo è molto più leggero, tutto qui.
Inkscape: programma di grafica vettoriale, molto utilizzato da chi vuole prendere le distanze da Adobe con il suo Illustrator.
GIMP: probabilmente il miglior software di grafica vettoriale per Linux. Alternativa a Photoshop.
Cinelerra: una soluzione molto buona per chi si dedica al montaggio video. Sostituisce Sony Vegas e Adobe Premiere.
KompoZer: ottimo programma in grado di creare pagine web generandone il codice html. Grazie a lui potete abbandonare Dreamweaver!
Amarok: gestore e player di files musicali all’interno del PC. Siete ancora schiavi di iTunes e WinAmp? Ora non più.
FrostWire: permette di condividere i tuoi files e di scaricare dagli altri tramite connessione diretta. Ottimo sostituto di LimeWire.
OpenOffice: strumento di creazione documenti quali fogli di testo, fogli elettronici, presentazioni e database. Non ha nulla da invidiare al famoso Office di Microsoft.
Pidgin: client di chat che supporta sia MSN che Yahoo! che GTalk. Chi pensa che non possa competere con MSN Messenger è un illuso!
Freevo: programma che permette di vedere la tv sul tuo pc. Sostituisce Windows Media Center.
Brasero: software di masterizzazione cd e dvd. Chi ha detto che Nero è l’unico che può farlo?
VLC: forse il miglior player video in circolazione. Nemmeno Windows Media Player, che non è open source, può tenergli testa.
Ovviamente ve ne sono molte altre ma abbiamo riportato solo le migliori alternative ai programmi più utilizzati. Comunque, se ciò non dovesse bastarvi, vi invitiamo a visitare questo sito, che offre una lista di programmi per Linux divisi per categorie.
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